Scuola Pubblica – Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei ministri

Pubblico, condividendone appieno, la “Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei ministri” del mio amico Francesco Scaramuzzi Preside dell’ I.I.S.S. Rosa Luxemburg.

Prof. Francesco Scaramuzzi
Prof. Francesco Scaramuzzi

Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio dei ministri,

ella, durante un incontro con l’associazione politica dei Cristiano-riformisti, il 26 febbraio scorso, si è così espresso nei confronti dell’Istruzione pubblica nel nostro paese: “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”.

Sottolineo che ella, da Presidente del Consiglio, capo dell’esecutivo di questo Stato, si riferisce ad una istituzione specifica dello Stato stesso (“la scuola di Stato”) come se ad essa lei fosse del tutto estraneo, se non oppositore. Dileggiare e disprezzare chi svolge un compito così determinante per il Paese è divenuto per lei un leitmotiv che condiziona pesantemente l’opinione pubblica, inducendo in essa opinioni false sull’istruzione pubblica e sugli operatori che in essa lavorano, dirigenti, docenti e personale non docente.

L’idea stessa, da lei esplicitamente espressa, che educare, istruire significhino “inculcare” principi (che sia la scuola o la famiglia a farlo) dimostra quanto illiberale sia la sua concezione del formarsi di una coscienza autonoma e critica. Educare non potrà mai essere inculcare principi, ma fornire gli strumenti perché ciascuno sia a sua volta libero di scegliere i propri principi, anche qualora essi siano contrari a quelli dei propri insegnanti e a quelli dei propri genitori.

Istruire vorrà, a questo punto, significare mettere a disposizione degli studenti la possibilità di costruireliberamente le proprie competenze, in modo tale da saper leggere il mondo intorno a loro, interpretarlo liberamente secondo i principi scelti, modificarlo liberamente, avendo a loro disposizione gli strumenti razionali ed intellettivi adatti.

Solo la Scuola pubblica è in grado di fornire liberamente questa educazione e questa istruzione. Solo la Scuola pubblica permette a tutte le idee e a tutti i principi di confrontarsi, di mettersi in scena di fronte agli studenti, dando loro la effettiva possibilità di scelta.

A questo punto appare a me esplicitamente dichiarata, da parte sua, la volontà specifica di sopprimere la Scuola pubblica. Anche le cosiddette riforme che in questi ultimi anni stanno modificando radicalmente l’Istruzione pubblica, togliendo spazi, tempi e risorse in modo così notevole e radicale, possono essere lette in modo più chiaro attraverso le sue parole così esplicite e dirette. Non si vuole migliorare affatto l’efficienza e l’efficacia della nostra scuola, non si vogliono affatto far crescere le competenze e le abilità dei nostri studenti. Al contrario si vuole una scuola assoggettata ad un pensiero unico, o, perlomeno, unicamente parcellizzato in tante istruzioni confessionali, a prescindere che esse siano religiose o meno.

E’ ciò contro cui è necessario opporsi in ogni modo, per garantire e rivendicare la vera libertà, che non è uno stato individuale concesso, ma un processo di liberazione dai bisogni, dalle carenze, dalle ignoranze, che può avvenire solo in un ambito collettivo di libera circolazione e libero confronto di tutte le idee e tutti i principi.

“Gli storici – diceva un mio amico – trattano il passato, i politici il presente. Ma solo noi insegnanti facciamo il futuro”.